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Intervista a Marco Valente di Stiga Slovakia, vincitrice del premio Via Bona

undefined La scorsa settimana, la società italiana STIGA Slovakia s.r.o., azienda produttrice di articoli di giardinaggio, operativa a Poprad, ha vinto il prestigioso premio VIA BONA.

Il premio viene consegnato dalla nota fondazione Nadácia Pontis alle aziende che si sono distinte per la responsabilità sociale. Lʼazienda è stata premiata per aver favorito l'inclusione di membri della comunità Rom, implementando un progetto di lavoro a supporto di rom emarginati.


Riportiamo qui di seguito lʼintervista a Marco Valente, Managing Director di STIGA Slovakia.


Partiamo da dove tutto ha avuto inizio: come è nata l’avventura di STIGA in Slovacchia?

Perché proprio questo paese e perché Poprad? Nel 2005 il Gruppo ha avviato un progetto per diversificare il footprint produttivo che era concentrato solo in Italia, in particolare con l’obiettivo di garantire la marginalità dei prodotti a più basso costo e margine. Essendo europei ci si è focalizzati sull’analisi di opportunità che fossero vicine ai “mercati di elezione” e garantissero bassi costi. Focalizzandoci dunque sull’Est Europa abbiamo preso in considerazione la Slovacchia, e in particolare Poprad, perché vedeva già insediati importanti player del white goods e offriva delle opportunità sia in termini di possibili stakeholder locali che potevano supportarci nel progetto, sia in termini di vantaggio sui costi di impianto e tempi di realizzazione.


Qual è la vostra filosofia aziendale? Nella gestione dell'azienda seguite un modello organizzativo di riferimento?

Il modello organizzativo è funzionale con grande accentramento di funzioni strategiche presso l’head quarter, e forti strutture operative decentrate sul territorio. L’approccio è quello di un’azienda multinazionale non eccessivamente sovrastrutturata che ha saputo fare del pragmatismo uno dei suoi punti di forza. Un approccio basato sulla trasparenza, sulla genuinità e sulla comunicazione franca e diretta caratterizza la cultura aziendale nel suo complesso, pur nelle sue diverse declinazioni dove culture molto diverse si fondono e convivono in base al comune principio del rispetto. Si puó fare ancora molto in termini di collaborazione e soprattutto si sta cercando di lavorare ad un modello più orientato a lavorare per processi in modo interfunzionale, anche se sono processi che richiedono tempo perché intervengono sul mindset delle persone.


Come viene effettuata la selezione dei nuovi dipendenti provenienti da Comunità Rom?

É importante sottolineare come la presenza della Comunità Rom nella nostra Azienda fosse già una realtà importante prima di questo progetto di cooperazione con la ONG “People in need”. Questa presenza si è andata progressivamente rafforzando negli anni, in seguito alla carenza in Slovacchia di personale di tutti i livelli. Questo problema è per noi acuito dalla nostra stagionalità di produzione che impone di far crescere il numero di operatori di circa 400 persone da ottobre a giugno, e ciò viene fatto ricorrendo a personale interino. In modo tanto naturale quanto “obbligato”, le Agenzie di Lavoro interinale cominciarono a presentare personale di etnia Rom, che noi abbiamo accolto esattamente come tutti gli altri, dando loro gli stessi diritti e chiedendo di ottemperare agli stessi doveri. Oggi, la maggioranza di questo personale interino al quale ricorriamo ogni anno è appartenente alla Comunità Rom. Per cui, anche prima della nostra collaborazione con “People in Need”, la nostra Azienda si era fatta una nomea di “Rom-friendly”.
Invece, per quanto riguarda le persone Rom che rientrano in questo progetto, è strettamente la ONG che li individua e ce li porta.


Per vostra esperienza i dipendenti facenti parte della comunità Rom sono riusciti ad integrarsi subito con gli altri dipendenti?

Dire che non vi sono stati problemi sarebbe mentire. La Comunità Rom ha dovuto nei secoli imparare a difendersi, ovunque, e costituire quindi un gruppo molto coeso. Il contraltare di questo è la difficoltà ad “uscire” da questo gruppo per mescolarsi ad altri gruppi seppure temporaneamente, nonché a lasciarvi entrare chi non ne fa parte. L’integrazione non è un evento, è un cammino, ed il lavoro comune ne è un potentissimo fattore
 

Ha mai avuto problemi con questi dipendenti? Se si, di che tipo? E come li ha risolti?

Certo che ce ne sono, ma non di tipo diciamo disciplinare. Sono essenzialmente legati alla mancanza di istruzione e alla scarsa abitudine alla disciplina di orari e comportamento che impone il mondo della produzione - quella di serie in particolare - all’importanza da dare a certi dettagli, al mantenimento di ordine e pulizia sul posto di lavoro. Inoltre queste persone vengono spesso da villaggi particolarmente isolati, e quindi il trasporto è un problema in sé che, anche con la loro migliore buona volontà, fa che non arrivino ogni giorno o non all’ora. Su questo tema intendiamo, con l’aiuto di “People in Need”, coinvolgere le Autorità pubbliche. Inoltre, sempre con la collaborazione della ONG, abbiamo anche fatto della formazione sulla cultura Rom al personale non Rom che ne sta più a contatto in officina, e che lo dirige sulle linee di assemblaggio e negli altri reparti.


Com’è nata la collaborazione con “People in Need” ?

E’ nata dalla comune partecipazione a un meeting organizzato nel 2017 dalla Fondazione Pontis in Kosiçe. In quell'occasione STIGA ha incontrato la ONG “People In Need, “Človek v ohrození”, dando vita così a questo progetto con lo scopo di far uscire dall’estrema marginalità persone appartenenti alla Comunità Rom attraverso la socialità imposta dal lavoro in fabbrica, in cui  coabitano e collaborano centinaia di persone.
Il concreto apporto a questo progetto è iniziato nell'autunno del 2017, e ad oggi investe circa 40 persone. Il Gruppo STIGA intende continuare ad espandere questo progetto.


Il premio ‘’Via Bona’’ è un riconoscimento molto importante. Cosa significa per voi averlo vinto ?

Il fatto stesso di essere stati selezionati per questo Premio ci ha colto molto di sorpresa poiché non ritenevamo e non riteniamo ancora oggi di aver ideato un progetto cosí speciale. Le Aziende rivestono un ruolo importante sul territorio in cui operano, non solo economico ma anche civile e sociale. Un’azienda con centinaia di persone rappresenta  a sua volta una comunità all’interno di una comunità. Ignorare le opportunitá ed i problemi esterni, o pretendere di isolarli, é sbagliato, perché si puó creare il rischio di ripercussioni  negative sull'attività di business. E' questo il pensiero alla base del Management di Stiga, in Slovacchia, in Italia ed in Cina. Insomma, penso che senza cercarlo, ci siamo ritrovati allineati con il pensiero ed i valori promossi dalla Fondazione Pontis e dalla sua manifestazione dei Premi Via Bona. Aver vinto questo Premio ci spinge ad andare avanti con tanta umiltà, portando il nostro sassolino per la costruzione di un mondo migliore.


STIGA ha qualche nuovo progetto in mente per il futuro?

Per quanto riguarda l’aspetto puramente industriale, Stiga ha giá tanti progetti in mente per il futuro. Al momento invece non sono previste nuove iniziative  legate a temi di responsabilità sociale, in quanto il Gruppo intende portare avanti ed espandere questo progetto rendendolo ancora piú coinvolgente per le persone Rom che vi partecipano e per le loro famiglie.



 
 
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