Automotive, l’elettrico sta facendo i conti con i paesi in “all-in” come Slovacchia e Repubblica Ceca

  • December 4, 2019

  undefinedTraduzione dell’articolo “Electric Future Forces Reckoning for Nations All In on Cars” scritto da James M. Gomez e Lenka Ponikelska per Bloomberg.

In un’umida fonderia dietro una birreria ceca secolare, un braccio meccanico cola alluminio fuso dentro uno stampo robotico a due piani. In pochi secondi, una splendente pompa per motori diesel viene estratta per essere ispezionata.

La linea di produzione all’avanguardia della Motor Jikov Group As a Ceske Budejovice, al confine tra la Germania e l’Austria, lavora a pieno regime per spedire gli ordini alla linea per camion Volkswagen AG Scania.

Ma l’investimento che costò milioni di euro rappresenta più di un successo per una media impresa ben gestita. I direttori di quest’ultima vedono l’investimento come una questione di vita o di morte in un’industria stretta da un terrore esistenziale.

Più di un centinaio di aziende come Motor Jikov sono sparse per la Repubblica Ceca, roccaforte dell’industria automobilistica europea e un pilastro dell’economia nazionale. Queste prestano servizio alle fabbriche che producono auto alimentate a combustibile e sono schiacciate dalla crescita della mobilità elettrica.

“È una questione di quali aziende saranno in grado di sopravvivere”
dice l’Amministratore Delegato di Motor Jikov Moroslav Dvorak. “Per noi, questo significa soprattutto un grande investimento in modo da raggiungere un livello completamente nuovo di prodotti”.

La Repubblica Ceca e la Slovacchia, il suo vecchio partner di federazione, producono più auto pro capite di ogni altro paese al mondo. La vasta rete di produttori di componenti impiega quasi il doppio del personale delle fabbriche di auto stesse.

La ristrutturazione di un’industria dominata dalle auto tradizionali per 120 anni sta mettendo
i fornitori l’uno contro l’altro, in una competizione per un portafoglio di ordini in declino. Secondo Dvorak, questo cambio radicale obbligherà queste aziende a sostituire circa la metà della loro produzione che, ad oggi, vale €20 miliardi in Repubblica Ceca, di cui tre quarti destinati all’export.

Le nuove tecnologie e le stringenti nuove norme ambientali stanno sovvertendo tutti gli angoli del mondo automotive e, solamente due settimane fa, Elon Musk ha annunciato che Tesla Inc. costruirà la sua nuova fabbrica in Germania, madrepatria del motore a combustione interna.

Questo trend rischia di creare enormi falle economiche e sociali in Repubblica Ceca e in Slovacchia, dove gli investimenti nel settore automotive sono stati il fattore principale della trasformazione dopo la fine del comunismo 30 anni fa. Attratti da manodopera a basso costo e dalla vicinanza ai principali mercati europei, gli investimenti stranieri hanno costruito un’industria che produce milioni di auto marchiate Volkswagen, Skoda, Hyundai, Kia, Peugeot e Land Rover.

Petr Knap, uno dei partner di Ernst & Young a Praga, diceva rivolgendosi lo scorso il 12 novembre ad un gruppo di direttori dell’industria automotive: “Siamo ora in un momento abbastanza pericoloso. Per i prossimi due-tre anni le cose potrebbero evolversi. Ma poi potremmo vedere grossi disagi”.

Uno dei principali motori del cambiamento è il piano dell’Unione Europea di tagliare le emissioni di carbonio del 40% dai livello del 1990 nel prossimo decennio. Con il settore dei trasporti che rappresenta quasi un quarto delle emissioni di carbonio globali, il Ministeriale per l’Energia Pulita, un forum mondiale a cui partecipano le principali economie europee e gli Stati Uniti, vuole aumentare la quota di trasporto elettrico portandolo al 30% del mercato totale nello stesso periodo di tempo.

Al centro del problema c’è il fatto che le auto elettriche richiedono solo una frazione dei circa 2,000 componenti invece richiesti per la produzione dei motori a combustione interna. Questo significa sostanzialmente più competizione per meno componenti e una minaccia ai produttori specializzati nel settore della catena cinematica. Cioè quell’insieme di componenti che permettono all’auto di muoversi, dai pistoni all’asse.

Il Governo ceco stima che circa 40,000 posti di lavoro dipendono dai motori a combustione interna e che parti di questi richiederanno programmi di riqualificazione per la piattaforma elettrica.

“La filiera non può sopravvivere con così tanti partecipanti all’attuale stato e forma”
, avverte Knap di Ernst&Young.

Anche i produttori di auto con più risorse finanziare avranno difficoltà ad adattarsi. Secondo un report di Moody’s Investors Service, metà di questi non sono nella posizione di gestire la transizione visto che non verrà soltanto richiesto un cambiamento nella produzione e nella vendita di auto elettriche, ma anche un forte investimento nella tecnologia.

“Adesso vogliono che siamo noi a cambiare l’intera industria”
ha affermato Robert Kiml, senior manager delle operazioni in Repubblica Ceca di Toyota Peugeot Citroen Automobile. “Certo che siamo spaventati. I nostri fornitori non hanno chiaro se i loro piani industriali e di investimento saranno remunerativi”.

Intorno alla metà delle vendite annue di Motor Jinkov (€78 milioni) arriva da prodotti come i cerchi delle pompe per i camion Scania o come l’olio lubrificante per Toyota Motor Corp. L’azienda investe ogni anno il 5%-8% del suo fatturato per diversificare allontanandosi dai motori a combustione.

Ad aiutare Motor Jikov con la transizione tecnologica c’è Radomir Hrouda, l’educatore tecnico dell’azienda. Il suo motivo d’orgoglio è la “stanza pulita”, dove i lavoratori lasciano la documentazione e fanno letture al computer. Attualmente stanno testando una mini linea di assemblaggio per la creazione di coperture per batterie per auto elettriche.

“Per alcune cose dovremmo buttare via tutto e ricominciare da capo”, dice. “Come potete vedere, il futuro della mobilità elettrica è già qui”
.


Fonte: bloomberg.com

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